Il 3 settembre 2026 arriva nelle sale italiane Ketticé, seconda regia di Giovanni Tortorici, presentato alla 79ª edizione del Festival di Locarno nella sezione Concorso Internazionale. È prodotto da Luca Guadagnino insieme a Frenesy Film Company, The Apartment, MeMo Films, PiperFilm e in collaborazione con Rai Cinema.
Trama
Siamo a Palermo nel 2012. Giulio (Salvatore Gallina), 16 anni, appartiene alla borghesia locale ma è insofferente alla sua vita apparentemente protetta: la scuola, i rapporti familiari e le aspettative sociali lo schiacciano. La sua quotidianità cambierà quando conosce Ketty (Rachele Testagrossa), ragazza di periferia che vive lontana da condizionamenti. Tra i due nasce un’intesa immediata, fatta di chiacchiere in minicar, noia condivisa, ribellione, sogni ad occhi aperti e tentativi di evasione; qualcosa che sembra temporaneo ma capace di restituire senso alla
Tra i dialoghi emergono fratture profonde: tra classi sociali e linguaggi — Giulio parla l’italiano standard, mentre Ketty usa un dialetto palermitano stretto — e tra generazioni, con genitori e insegnanti spesso percepiti come mondi separati. Anche i comportamenti ritenuti trasgressivi — fumare marijuana, marinare la scuola, uscire — diventano modi per sottrarsi a un ambiente soffocante, piuttosto che atti di ribellione radicale.
Cast
Protagonisti non professionisti: Salvatore Gallina interpreta Giulio e Rachele Testagrossa è Ketty. A loro si affianca Monica Bellucci, che interpreta la madre di Giulio, una figura fragile ma presente, incapace tuttavia di comunicare davvero con il figlio se non attraverso scontri e urla.
Regia, durata e produzione
Giovanni Tortorici, classe 1996, torna a esplorare l’adolescenza dopo Diciannove (2025), avvalendosi ancora una volta della produzione di Luca Guadagnino. Ketticé, della durata di 107 minuti, è firmato da una squadra che comprende Camilla Cattabriga alla fotografia, Marco Costa al montaggio e Giulio Fasano alle musiche.
Atmosfera e temi centrali
La Sicilia del 2012 funge da sfondo non solo geografico ma culturale e simbolico: un tempo pre-social network pieno di contraddizioni, dove la parola d’ordine è libertà — nei gesti quotidiani, nei progetti, nella fuga. Interazioni analogiche che cominciano a essere contaminate dal digitale: Facebook, chat, smartphone emergono nella narrazione, ma non la definiscono ancora.
Il film evita facili soluzioni consolatorie. Mostra un’adolescenza sospesa, una gioventù che cerca rifugio fra le amicizie, un vuoto emotivo compensato dalla trasgressione, e un desiderio di autoaffermazione che però resta in gran parte inespresso. Ketticé è un ritratto intimo del passaggio tra infanzia e vita adulta, con tutto ciò che comporta: la scoperta, la ribellione, la distanza.