Con Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte, Jane Schoenbrun torna a esplorare il rapporto tra immaginario, identità e cultura pop attraverso un’opera difficile da racchiudere in un solo genere. Interpretato da Hannah Einbinder e Gillian Anderson, il film parte dalla rilettura di una saga slasher immaginaria per affrontare desiderio, repressione sessuale e il modo in cui le immagini viste durante la crescita possono contribuire alla costruzione della propria identità.
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte, la trama
La protagonista è Kris, interpretata da Hannah Einbinder, una giovane regista queer scelta per rilanciare Camp Miasma, vecchio franchise horror che richiama classici dello slasher come Venerdì 13 e Sleepaway Camp.
Kris conosce quelle pellicole fin dall’infanzia e il suo rapporto con la saga va ben oltre un semplice incarico professionale. Nel tentativo di trovare la strada giusta per il nuovo film, decide di rintracciare Billy Presley, interpretata da Gillian Anderson, la solitaria “final girl” del primo capitolo della serie.
L’incontro conduce Kris nella casa di Billy, immersa in un paesaggio boscoso e invernale. Tra le due nasce progressivamente un’attrazione che porta la giovane regista a interrogarsi non soltanto sul film che dovrebbe realizzare, ma anche sui propri desideri.
Kris e Billy, un rapporto che porta a galla desideri nascosti
Kris inizialmente cerca di tenere a distanza ciò che prova per Billy, concentrandosi soprattutto sul proprio lavoro. La vicinanza tra le due, però, finisce per far emergere aspetti della sua sessualità che aveva sempre avuto difficoltà ad affrontare.
Il punto di partenza è proprio il rapporto di Kris con il primo Camp Miasma. La donna considera quel film una sorta di risveglio sessuale, pur senza essere mai riuscita a spiegarsi completamente il motivo. A ossessionarla fin da giovane è soprattutto uno sguardo di Billy durante una scena intima.
Il percorso conduce Kris a comprendere il ruolo che la fantasia della “final girl”, figura centrale di molti slasher, occupa nel suo immaginario. Vulnerabilità, paura, desiderio e perdita del controllo finiscono così per mescolarsi, mostrando la distanza che può esistere tra il riconoscere una fantasia e riuscire ad accettarla senza vergogna.
Lo slasher diventa uno strumento per parlare di sesso e identità
Schoenbrun utilizza i codici dell’horror per interrogarsi sul legame tradizionalmente esistente tra sessualità e morte nel cinema slasher. Il film non funziona però come un horror convenzionale: contiene elementi romantici, comici, surreali e apertamente metacinematografici.
Al centro c’è soprattutto il modo in cui Kris tenta di comprendere se stessa attraverso i film che l’hanno accompagnata durante la crescita. La protagonista è interessata anche alla possibilità di riappropriarsi di opere considerate problematiche, chiedendosi se chi appartiene ai gruppi rappresentati in maniera discutibile possa attribuire loro un significato personale differente.
In questo senso, il reboot di Camp Miasma diventa anche una riflessione sul tentativo dell’industria cinematografica di aggiornare vecchi prodotti attraverso nuove sensibilità.
Little Death e il doppio significato della “piccola morte”
Uno degli elementi simbolici più evidenti è Little Death, antagonista interno all’universo di Camp Miasma. Il nome richiama direttamente l’espressione francese la petite mort, letteralmente “la piccola morte”, tradizionalmente collegata alle sensazioni successive all’orgasmo ma utilizzata anche in senso più ampio per evocare una perdita o una trasformazione interiore.
Il film costruisce parte della propria riflessione proprio attorno a questa sovrapposizione tra piacere e morte. Little Death, armato di arpione, diventa così contemporaneamente una figura da slasher e una manifestazione delle paure, delle fantasie e delle pulsioni che Kris cerca di comprendere.
Un film che mescola realtà, fantasia e cinema nel cinema
Come già accaduto nelle precedenti opere di Schoenbrun, anche qui il confine tra ciò che appartiene alla realtà e ciò che deriva dalle immagini cinematografiche tende progressivamente a dissolversi.
Nel corso della storia vengono mostrate anche lunghe sequenze dei fittizi film della saga Camp Miasma, attraverso le quali il lungometraggio analizza direttamente il linguaggio degli slasher e la loro influenza sulla protagonista.
Tra i riferimenti inseriti nel racconto compare inoltre il nome di Ray Blanchard, associato nella realtà alle controverse teorie sull’autoginefilia. Il riferimento entra nel discorso più ampio del film sul rapporto tra desiderio, rappresentazione e percezione di sé.
Hannah Einbinder e Gillian Anderson al centro del film
Gran parte di Teenage Sex and Death at Camp Miasma ruota attorno al confronto tra le sue due protagoniste. Kris è ossessionata dai media, dalle interpretazioni e dall’analisi della propria identità; Billy appare invece inizialmente più sicura e disinvolta.
Proprio Billy fa notare a Kris di affrontare il progetto cinematografico in maniera eccessivamente accademica. Il contrasto tra le due diventa così anche uno dei modi attraverso cui Schoenbrun riflette sul rischio di sovraccaricare ogni immagine di interpretazioni e significati.
Un’opera che sta dividendo le reazioni
La struttura volutamente stratificata del film ha prodotto valutazioni molto differenti. Da una parte è stata apprezzata l’originalità con cui Schoenbrun intreccia slasher, commedia, desiderio, ansia dell’intimità e identità queer, costruendo un’opera lontana dagli schemi del cinema horror tradizionale.
Dall’altra, proprio l’accumulo di metafore e riferimenti è stato considerato uno dei suoi principali limiti. Secondo questa lettura, le idee finiscono talvolta per prendere il sopravvento sui personaggi e sulla costruzione narrativa, rendendo espliciti concetti che avrebbero potuto essere lasciati maggiormente all’interpretazione dello spettatore.
È proprio questa tensione, però, a definire Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte: un film che usa il cinema dell’orrore non tanto per spaventare, quanto per interrogarsi su cosa accade quando paura, desiderio e immagini sedimentate durante la crescita diventano impossibili da separare.