Anthony Bourdain, la vita tra cucina, viaggi ed eccessi: al cinema “Tony, Diario di un giovane cuoco”

La vita di Anthony Bourdain, dagli esordi nelle cucine agli eccessi, fino al successo mondiale tra libri, viaggi e televisione, torna al centro dell’attenzione con il film “Tony, Diario di un giovane cuoco”, dedicato all’estate che cambiò il suo destino.

Anthony Bourdain è stato molto più di uno chef. Scrittore, viaggiatore e volto televisivo, ha trasformato il racconto della cucina in uno strumento per conoscere persone, culture e luoghi lontani. La sua storia, segnata dal successo ma anche da eccessi e dipendenze, torna ora sul grande schermo con “Tony, Diario di un giovane cuoco”, film che sceglie di concentrarsi su uno dei momenti decisivi della sua giovinezza.

Anthony Bourdain, dalla cucina alla fama mondiale

Prima di diventare una delle personalità più riconoscibili della gastronomia internazionale, Bourdain trascorse anni nelle cucine dei ristoranti. Una realtà dura, caotica e spesso estrema che avrebbe poi raccontato senza filtri nel libro “Kitchen Confidential”, pubblicato nel 2000 e diventato il punto di svolta della sua carriera.

Proprio attraverso quelle pagine emerse il ritratto di un ambiente fatto di turni massacranti, pressioni, rivalità, solidarietà tra colleghi e una vita vissuta spesso oltre i limiti. Bourdain raccontò apertamente anche il proprio passato legato alle droghe, parlando dell’uso di cocaina, LSD ed eroina durante i primi anni della sua esperienza professionale.

Gli anni degli eccessi e la lotta contro le dipendenze

Bourdain non nascose mai la parte più difficile del suo passato. Nei suoi racconti descrisse una quotidianità in cui l’abuso di sostanze si intrecciava al lavoro nelle cucine newyorchesi.

Con il tempo riuscì ad allontanarsi dalle droghe e a modificare alcune delle proprie abitudini. Nel 2007 smise anche di fumare, decisione presa dopo la nascita della figlia Ariane.

Quella esperienza personale, tuttavia, rimase parte integrante del personaggio pubblico che avrebbe costruito negli anni successivi: diretto, ironico, insofferente alle convenzioni e sempre interessato agli aspetti meno patinati della ristorazione e della vita.

I viaggi e il successo con “No Reservations” e “Parts Unknown”

Una volta raggiunta la notorietà come autore, Bourdain portò il suo modo di raccontare il cibo in televisione. Programmi come “No Reservations” e “Parts Unknown” lo portarono in ogni angolo del mondo.

Il cibo diventava soprattutto un punto di partenza. Attraverso un piatto, una cucina di strada o una tavola condivisa, Bourdain raccontava territori, conflitti, tradizioni e persone. Viaggiò tra foreste, aree segnate dalle guerre e zone controllate dal narcotraffico, assaggiando specialità locali molto lontane dalle abitudini occidentali.

Tra le immagini rimaste più celebri c’è quella dei noodles mangiati insieme a Barack Obama in Vietnam. La sua popolarità arrivò anche al cinema: ne “La grande scommessa” apparve nei panni di se stesso per spiegare il funzionamento dei CDO utilizzando una metafora legata alla zuppa di pesce.

I matrimoni, la figlia Ariane e la relazione con Asia Argento

Anche la vita sentimentale di Bourdain fu intensa. Nel 1985 sposò Nancy Putkoski, sua compagna dai tempi delle superiori. Il matrimonio durò vent’anni e si concluse con il divorzio nel 2005.

Nel 2007 sposò l’italiana Ottavia Busia, dalla quale ebbe la sua unica figlia, Ariane. La coppia si separò nel 2016 mantenendo buoni rapporti. Lo stesso Bourdain aveva raccontato quanto il suo lavoro lo costringesse a vivere lontano da casa per gran parte dell’anno.

Nel 2017 iniziò la relazione con Asia Argento, conosciuta durante la realizzazione di una puntata di “Parts Unknown” dedicata a Roma. Bourdain sostenne pubblicamente l’attrice anche durante le denunce contro Harvey Weinstein.

La morte di Anthony Bourdain a 61 anni

Anthony Bourdain morì nel giugno del 2018, a 61 anni, mentre si trovava in Francia per lavoro. Fu trovato senza vita nella sua camera d’albergo a Strasburgo.

La sua morte provocò una forte reazione nel mondo della gastronomia, dello spettacolo e della televisione internazionale. Bourdain aveva ormai costruito un modo personale di raccontare il viaggio e il cibo, diventando una figura capace di andare molto oltre il ruolo tradizionale dello chef televisivo.

“Tony, Diario di un giovane cuoco”: il film racconta l’estate del 1975

A distanza di anni dalla sua scomparsa, il cinema torna alle origini della sua storia con “Tony, Diario di un giovane cuoco”, produzione A24 diretta e coscritta da Matt Johnson.

Il film evita di ripercorrere tutta la biografia di Bourdain e sceglie invece un periodo molto preciso: l’estate del 1975, quando il futuro chef aveva appena compiuto 19 anni.

Il giovane Anthony arriva nel nord di Cape Cod, in Massachusetts, nel tentativo di impressionare una ragazza. Qui finisce a lavorare nella cucina di un ristorante locale. Quell’esperienza, iniziata quasi per caso, diventa decisiva per il suo futuro.

Dominic Sessa interpreta il giovane Bourdain

A interpretare Anthony Bourdain è Dominic Sessa, che porta sullo schermo un ragazzo ancora lontano dall’uomo che anni dopo sarebbe diventato uno scrittore di successo e uno dei più celebri conduttori televisivi legati alla gastronomia.

Il film segue il suo ingresso nel mondo della ristorazione: dai primi compiti come lavapiatti al lavoro sui piatti, fino alla scoperta delle regole non scritte della cucina, tra pressione, linguaggio brutale, spirito di squadra e ritmi serrati.

Quella fase della sua vita era stata raccontata dallo stesso Bourdain in due capitoli di “Kitchen Confidential” e sarebbe tornata anche nei suoi programmi televisivi.

Antonio Banderas nel ruolo del mentore

Nel cast compare anche Antonio Banderas, chiamato a interpretare una figura di mentore culinario creata per il film. Accanto a lui ci sono Emilia Jones, nel ruolo dell’interesse sentimentale del protagonista, e Leo Woodall, che interpreta Sal, collega di cucina e compagno delle esperienze legate alle droghe.

È presente inoltre un cameo di Eric Ripert, chef e storico amico di Anthony Bourdain.

La sceneggiatura, firmata da Matt Johnson insieme a Matthew Miller, Todd Bartels e Lou Howe, inserisce anche elementi non direttamente riconducibili al racconto autobiografico, costruendo intorno a quel periodo una storia di formazione più ampia.

La cucina come primo punto di svolta nella vita di Bourdain

Il cuore di “Tony, Diario di un giovane cuoco” resta il momento in cui Bourdain comincia a percepire la cucina come una possibile direzione per la propria esistenza.

È in quell’ambiente che scopre la pressione del servizio, la complicità tra chi lavora dietro i fornelli, il fascino del calore, dei coltelli e della disciplina richiesta da un ristorante. Nello stesso periodo entra però anche in contatto con le droghe pesanti, un capitolo che avrebbe segnato a lungo la sua giovinezza.

Più che raccontare il Bourdain già noto al pubblico, il film prova quindi a osservare il ragazzo che ancora non sa cosa diventerà. Un Anthony alle prime armi, prima di “Kitchen Confidential”, dei programmi televisivi e dei lunghi viaggi che avrebbero trasformato uno chef newyorchese in una delle voci più riconoscibili della cultura gastronomica contemporanea.

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