Il mondo dell’ippica piange Varenne, il cavallo che ha segnato un’epoca diventando uno dei simboli più riconoscibili del trotto mondiale. Il “Capitano”, come era stato soprannominato, è morto a 31 anni durante la notte. Negli ultimi anni viveva nell’allevamento LJ di Eboli, in provincia di Salerno, dove aveva festeggiato il suo ultimo compleanno lo scorso 19 maggio.
Varenne morto per un improvviso attacco cardiaco
La notizia della scomparsa è stata comunicata attraverso il profilo ufficiale dedicato al campione e successivamente confermata anche dal suo storico driver. Secondo quanto comunicato dal suo staff, il veterinario ha attribuito la morte a un improvviso attacco cardiaco.
Nel messaggio di addio si legge: “Con immenso dolore, vi comunichiamo la notizia della scomparsa di Capitano. Varenne si è spento durante la notte e il veterinario ha confermato che la causa è stata un improvviso attacco cardiaco. Siamo devastati dalla notizia ricevuta questa mattina e vogliamo ricordarlo insieme a tutti i suoi fan, mentre volava verso le sue vittorie. Oggi, le ali di Varenne lo hanno portato altrove. Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro Capitano. Che la terra ti benedica. Con tanto amore. Raggiungi Enzo lassù”.
Il riferimento è anche a Enzo Giordano, storico proprietario del cavallo, scomparso a Napoli il 2 maggio 2025.
Dalla nascita in provincia di Ferrara all’incontro con Enzo Giordano
Varenne era nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento di Zenzalino di Alessandro “Sandro” Viani. Era figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice Ialmaz. La sua genealogia comprendeva anche nomi importanti come Speedy Somolli, Speedy Crown, Zebu e Sharif di Iesolo.
Dopo lo svezzamento, a circa sei mesi, venne acquistato da Jean Pierre Dubois e portato in Francia. Successivamente il suo talento attirò l’attenzione di diversi interessati e ad aggiudicarselo fu Enzo Giordano, per una cifra di circa 180 milioni di lire, equivalente a circa 90 mila euro.
Varenne venne quindi trasferito a Tor San Lorenzo, sul litorale romano, nelle scuderie dell’allenatore finlandese Jori Turja, iniziando il sodalizio con il driver Giampaolo Minnucci che avrebbe accompagnato alcune delle pagine più importanti della sua carriera.
L’esordio difficile e l’esplosione nel Derby
L’inizio agonistico non fu perfetto. Nella prima corsa disputata a Bologna nell’aprile del 1998, Varenne venne squalificato dopo aver rotto l’andatura nei 400 metri conclusivi mentre stava prendendo il largo sugli avversari.
Pochi mesi dopo arrivò però una delle prime grandi dimostrazioni del suo talento: nell’ottobre 1998 conquistò a Tor di Valle il Derby Italiano, aprendo una fase di dominio destinata a cambiare la sua storia e quella del trotto italiano.
Nel 1999 mise insieme 14 successi in altrettante corse, imponendosi anche nel Gran Premio delle Nazioni di San Siro davanti alla campionessa statunitense Moni Maker.
I trionfi all’Amérique, all’Elitloppet e al Lotteria di Napoli
Gli anni successivi consacrarono definitivamente il “Capitano”. Nel 2000 arrivò il primo dei suoi tre successi nel Gran Premio Lotteria di Agnano, mentre nelle prime esperienze internazionali più importanti chiuse terzo nel Prix d’Amérique e quinto nell’Elitloppet di Stoccolma.
Il biennio 2001-2002 rappresentò il vertice della sua carriera. Varenne conquistò per due stagioni consecutive alcuni dei trofei più prestigiosi del trotto mondiale, riuscendo a vincere sia il Prix d’Amérique di Parigi sia l’Elitloppet in Svezia. In quei due anni raccolse complessivamente 27 vittorie in 29 corse.
Il successo parigino del 29 gennaio 2001 segnò uno dei momenti più celebrati della sua storia, seguito dal bis nell’edizione successiva.
Il record del mondo negli Stati Uniti
La fama di Varenne superò presto i confini europei. Nel luglio 2001, al Meadowlands di New York, stabilì il record del mondo con il tempo di 1.09.1, aggiungendo un altro risultato straordinario a una carriera già ricchissima.
Nel suo palmarès entrarono, tra gli altri, il Derby Italiano, il Gran Premio Lotteria, il Prix d’Amérique, l’Elitloppet e la Breeders Crown. Nel corso dei cinque anni trascorsi ai massimi livelli, tra il 1998 e il 2002, conquistò inoltre 51 Gran Premi in tutto il mondo.
Le statistiche complessive riportate nelle diverse ricostruzioni della sua carriera presentano una lieve differenza nel conteggio totale delle partenze e delle vittorie, ma concordano sull’entità del suo dominio: oltre 60 successi e più di sei milioni di euro di premi, una cifra che lo portò davanti anche a Moni Maker nella graduatoria dei guadagni.
L’ultima corsa a Montreal nel 2002
La carriera agonistica di Varenne terminò il 28 settembre 2002 in Canada, nel Trot Mondial di Montreal. Il campione concluse inizialmente al secondo posto dietro alla francese Fan Idole, ma venne poi retrocesso per un’irregolarità nell’andatura.
Fu un epilogo insolito per un cavallo che per anni aveva costruito la propria fama sulla continuità e sulla capacità di imporsi sui principali ippodromi internazionali. Aveva sette anni quando lasciò definitivamente le competizioni.
Dopo il ritiro oltre duemila figli
Terminata l’attività sportiva, Varenne iniziò una seconda carriera come riproduttore. Dal 2004 ha generato oltre duemila figli, con una discendenza capace a sua volta di ottenere risultati di primo piano sulle piste europee e statunitensi.
I suoi discendenti hanno conquistato oltre 250 Gran Premi. La sua eredità è arrivata fino alle generazioni successive: Always Ek ed Executiv Ek, primo e secondo classificato nel Lotteria 2025, sono suoi nipoti e figli di Nike Ek.
Negli ultimi anni Varenne viveva nell’allevamento LJ di Dario De Angelis a Eboli, lontano dalle competizioni ma ancora seguito con affetto dagli appassionati.
Un campione diventato fenomeno di costume
La grandezza di Varenne non rimase confinata all’ippica. Le sue vittorie portarono il trotto a una popolarità difficilmente raggiunta prima in Italia, trasformando il cavallo in un personaggio conosciuto anche da chi non seguiva abitualmente le corse.
La sua storia è stata raccontata nel corso degli anni attraverso documentari, film e reportage. Velocità, forza, continuità e carattere contribuirono a costruire l’immagine del “Capitano”, protagonista di una stagione irripetibile dello sport italiano.
A 31 anni si chiude così la storia di uno dei cavalli più vincenti e amati di sempre, mentre il nome di Varenne resta legato alle grandi notti del trotto internazionale e a un’epoca in cui le sue corse riuscivano a trasformarsi in eventi seguiti ben oltre gli ippodromi.