Il 17 agosto Mogol compie 90 anni. Giulio Rapetti, questo il suo vero nome, attraversa da protagonista oltre sessant’anni di musica italiana, firmando testi diventati parte della memoria collettiva. Dai primi successi degli anni Sessanta al lungo e irripetibile sodalizio con Lucio Battisti, fino alle collaborazioni con Mango, Riccardo Cocciante e Adriano Celentano, la sua carriera è legata a centinaia di brani e ad alcune delle pagine più riconoscibili della canzone italiana.
Mogol, 90 anni e una carriera che attraversa generazioni
Definirlo semplicemente “paroliere”, termine che peraltro non ha mai particolarmente amato, significa raccontare soltanto una parte della sua storia. Mogol ha lavorato con interpreti e musicisti molto diversi tra loro, contribuendo alle carriere di Caterina Caselli, Bobby Solo, Fausto Leali, Little Tony, Equipe 84, Lucio Battisti, PFM, Mango, Riccardo Cocciante e Adriano Celentano.
Un percorso iniziato nei primi anni Sessanta e proseguito attraverso epoche musicali profondamente differenti. Lo stesso Mogol ha raccontato di avere firmato ben 135 canzoni arrivate al primo posto. Sceglierne soltanto dieci significa inevitabilmente lasciare fuori titoli fondamentali, ma permette di ripercorrere alcune delle tappe decisive della sua produzione.
Gli anni Sessanta, da “Una lacrima sul viso” ad “A chi”
Prima che il suo nome diventasse indissolubilmente legato a quello di Lucio Battisti, Mogol aveva già conquistato un posto importante nella musica italiana. Tra i primi grandi successi ci sono “Perdono” di Caterina Caselli e “Una lacrima sul viso” di Bobby Solo.
Nel 1966 arrivarono altri brani destinati a lasciare il segno. Mogol adattò “Hurt”, trasformandola in “A chi”, interpretata da Fausto Leali e capace di imporsi anche fuori dall’Italia. Il 45 giri risultò il più venduto dell’anno. Sempre nel 1966 lavorò all’adattamento di un brano francese da cui nacque “Riderà” di Little Tony.
Allo stesso periodo appartiene “Io ho in mente te” dell’Equipe 84, versione italiana di “You Were on My Mind”, composta nel 1962 da Sylvia Fricker del duo Ian & Sylvia. Con quel pezzo l’Equipe 84 vinse il Cantagiro del 1966.
L’incontro con Lucio Battisti cambia la musica italiana
Il capitolo centrale della carriera di Mogol rimane quello scritto insieme a Lucio Battisti. Dal 1966 al 1980 i due costruirono un repertorio capace di superare il tempo e di continuare a essere ascoltato anche dalle generazioni nate molti anni dopo la conclusione della loro collaborazione.
Tra i titoli più celebri ci sono “29 settembre”, “Un’avventura”, “Mi ritorni in mente”, “La canzone del sole” e “Il mio canto libero”, ai quali si aggiungono brani come “Una donna per amico”, “Ancora tu” e “Sì, viaggiare”.
“Un’avventura” arrivò al Festival di Sanremo nel 1969, mentre l’anno successivo Mogol e Battisti affrontarono anche il celebre viaggio a cavallo da Milano a Roma. Il 1970 fu inoltre l’anno dell’album “Emozioni”, una delle tappe fondamentali del loro percorso comune.
Da “Impressioni di settembre” a Mango e Cocciante
La collaborazione con Battisti non impedì a Mogol di continuare a lavorare con altri protagonisti della scena musicale. Nel 1971 uscì “Impressioni di settembre” della Premiata Forneria Marconi, firmata insieme a Franco Mussida e Mauro Pagani e diventata uno dei brani simbolo del rock progressivo italiano.
Tra gli anni Ottanta e Novanta assunse grande importanza anche il rapporto artistico con Mango. Da quella collaborazione nacquero, tra gli altri, “Oro” e “Mediterraneo”.
Nel 1991 fu invece Riccardo Cocciante a portare al Festival di Sanremo “Se stiamo insieme”, conquistando la vittoria della manifestazione.
Gli anni con Adriano Celentano e il ricordo di Battisti
Un altro capitolo importante si aprì alla fine degli anni Novanta. Tra il 1999 e il 2007 Mogol e Gianni Bella lavorarono ai progetti discografici di Adriano Celentano, contribuendo a una nuova stagione di grande successo commerciale per il cantante.
Da quella collaborazione arrivarono brani come “Gelosia”, “L’emozione non ha voce” e “L’arcobaleno”. Quest’ultima fu dedicata a Lucio Battisti, scomparso pochi mesi prima dell’uscita di Io non so parlar d’amore, album che segnò l’inizio del lavoro di Mogol e Gianni Bella con Celentano.
Mogol, le 10 canzoni più belle
Ridurre una produzione tanto vasta a dieci titoli è un’operazione necessariamente selettiva. Dalle prime affermazioni degli anni Sessanta alle collaborazioni successive all’epoca Battisti, questi dieci brani permettono però di attraversare alcuni dei momenti più significativi della carriera di Mogol:
- Una lacrima sul viso – Bobby Solo
- A chi – Fausto Leali
- Io ho in mente te – Equipe 84
- 29 settembre – Lucio Battisti
- Mi ritorni in mente – Lucio Battisti
- La canzone del sole – Lucio Battisti
- Il mio canto libero – Lucio Battisti
- Impressioni di settembre – PFM
- Oro – Mango
- L’emozione non ha voce – Adriano Celentano
Novant’anni nel segno delle parole e della musica
Dalle canzoni affidate alle grandi voci degli anni Sessanta fino ai successi realizzati alle soglie del nuovo millennio, la storia professionale di Mogol coincide con una parte consistente dell’evoluzione della musica leggera italiana.
Il rapporto con Battisti resta il vertice più conosciuto di questa lunghissima carriera, ma i novant’anni di Giulio Rapetti raccontano un percorso molto più ampio: interpreti, generi e generazioni differenti uniti dalle parole di un autore che ha contribuito a costruire un repertorio entrato stabilmente nella cultura popolare italiana.