A un anno dalla morte di Pippo Baudo, Fabio Fazio ha ricordato il grande conduttore siciliano in un’intervista a La Repubblica, ripercorrendone la carriera, il modo di intendere la televisione e alcuni momenti vissuti insieme.
Un aneddoto nel foyer di un teatro
Tra i ricordi condivisi da Fazio c’è una scena avvenuta in un teatro di Roma: “Vado in un teatro a Roma e lo vedo nel foyer, strapieno di gente. Enrica Bonaccorti gli va incontro: ‘Pippo io dovrei fare una telefonata’. Lui urla: ‘Un telefono per Enrica‘. In dieci secondi arriva un telefono con la prolunga”.
Per Fazio, quell’episodio racconta bene la capacità di Baudo di muoversi con naturalezza in ogni situazione: “Baudo poteva tutto, una volta ho assistito a una scena incredibile”.
Il carisma e un modo di fare televisione riconoscibile
Fazio ha sottolineato le caratteristiche che rendevano Baudo una figura speciale nel panorama televisivo italiano: “Aveva carisma, è stato lui stesso un format prima dell’esistenza di questa parola – ha sottolineato -. Costruiva programmi che avevano un indiscutibile riconoscibilità. Il suo era un canone estetico ultrapop, diventato grammatica televisiva”.
Il Sanremo di Baudo
Nel ricordo di Fazio c’è anche il ruolo avuto da Baudo nella costruzione del Festival di Sanremo così come è conosciuto oggi: “Le cinque serate, la gara di canzoni. Creò il varietà, con l’orchestra di Pippo Caruso, il balletto”.
Fazio ha precisato di non aver mai lavorato insieme a Baudo: “ed è il mio rammarico. Però è venuto spesso ospite da me e ho avuto l’occasione di fare interviste molto belle, come intercorrevano telefonate affettuose”.
Il primo incontro
La prima volta che Fazio incontrò Baudo risale agli anni in cui partecipava alla trasmissione “Loretta Goggi in quiz”: “Lo guardavo come si guarda la tv, senza interagire”.
Baudo era stato invitato come ospite e Fazio ricorda così quel momento: “Non pensavo di poter dire niente di decente, ma fui ammesso in quella saletta: parlava con Bruno Voglino. Ricordo l’emozione, come assistere al lancio sulla luna”.
“Baudo era la Rai”
Nel racconto di Fazio, Baudo rappresentava anche un preciso modo di intendere il servizio pubblico: “Baudo era la Rai, aveva il Dna Rai, quell’incontro tra interclassismo per cui si doveva parlare a tutti, e tv pedagogica”.
La critica alla televisione degli ultimi anni
Fazio ha raccontato anche il giudizio di Baudo sulla televisione più recente. Secondo il conduttore, Baudo “si rammaricava dell’avarizia con cui si costruivano i programmi, la ripetitività dei format. La tv non è più costruita per rappresentare un’immaginario collettivo, ma è finita quella rispettosa, popolare, educata. Non credo che alcuno si ponga più il problema di una narrazione coerente, quella che Pippo incarnava”.
Lo spettacolo come passione
Il rapporto di Baudo con lo spettacolo, secondo Fazio, era ancora caratterizzato da entusiasmo e curiosità: “piaceva tanto lo spettacolo, era come un bambino al luna Park. Con lui ogni programma aveva una sua coerenza”.
Curioso e moderno
Fazio ha infine evidenziato anche la capacità di Baudo di guardare alle novità: “Era curioso, moderno, mai stato di retroguardia. Aveva voglia di sperimentare”.
La ricerca del talento
Tra le qualità ricordate da Fazio c’è anche la capacità di individuare nuovi protagonisti dello spettacolo: “Cercava sempre il talento. Un genio che aveva lo spirito scanzonato del capocomico“.