Zverev: “Così i migliori sono costretti a saltare i tornei…”

Alexander Zverev critica il calendario ATP e chiede di ridurre la durata dei Masters 1000 per favorire la presenza dei migliori giocatori.

Alexander Zverev ha riacceso il dibattito sulla programmazione del circuito ATP e sull’eccessiva densità del calendario. Il tennista tedesco, protagonista di una stagione straordinaria culminata con la conquista del suo primo titolo del Grande Slam al Roland Garros e con la finale raggiunta a Wimbledon, ritiene che il calendario attuale imponga un carico eccessivo soprattutto ai giocatori di vertice.

A 29 anni, Zverev ha raggiunto un nuovo livello della sua carriera. In questa stagione ha ottenuto 44 vittorie, lo stesso numero di Jannik Sinner, mentre le sue sconfitte sono state 12. Il tedesco continua inoltre a guardare con ambizione alla possibilità di tornare al vertice della classifica mondiale.

Montreal ancora priva delle grandi stelle

Il Masters 1000 canadese di Montreal ha rappresentato un altro esempio delle difficoltà legate alla programmazione. Zverev è stato l’unico dei quattro principali protagonisti del tennis maschile contemporaneo ad aver scelto di partecipare al torneo, ma la sua esperienza si è conclusa già al primo turno.

Jannik Sinner, campione dell’edizione 2023, ha rinunciato all’appuntamento a causa di un problema al ginocchio destro. Carlos Alcaraz, invece, è ancora lontano dai campi dopo l’infortunio al polso che lo ha costretto a fermarsi e non disputa un incontro da aprile.

Anche Novak Djokovic ha scelto di non partecipare al torneo canadese. Il serbo tornerà in campo a Cincinnati, in vista dell’ultimo Grande Slam della stagione, gli US Open, in programma dal 30 agosto.

Sette settimane in Nord America

Secondo Zverev, il problema principale è legato alla trasformazione di molti Masters 1000 in tornei distribuiti su due settimane. Dal 2025, sette dei nove tornei appartenenti a questa categoria hanno adottato una durata più lunga.

Il risultato, secondo il tedesco, è un calendario particolarmente pesante per i giocatori di vertice. Chi decide di disputare tutti gli appuntamenti nordamericani prima degli US Open può infatti trascorrere fino a sette settimane consecutive lontano dall’Europa.

«Tutto questo è provocato dai tornei di due settimane, soprattutto quando dopo c’è un Grande Slam», ha spiegato Zverev, sottolineando come la combinazione tra durata degli eventi e vicinanza degli appuntamenti più importanti renda difficile competere con continuità.

La proposta di Zverev

Il tedesco ha anche indicato una possibile soluzione. La sua idea è semplice: concentrare i due Masters 1000 nordamericani in un periodo complessivo di due settimane, come avveniva in passato.

«È molto semplice: facciamo in modo che siamo qui due settimane, non sette», è il concetto espresso da Zverev. Secondo il giocatore, una riorganizzazione di questo tipo permetterebbe ai migliori tennisti del mondo di partecipare più spesso agli eventi principali senza essere costretti a sostenere un calendario eccessivamente impegnativo.

Sinner e Alcaraz sulla stessa linea

La posizione di Zverev non è isolata. Anche Jannik Sinner e Carlos Alcaraz hanno più volte manifestato l’esigenza di ridurre il numero di giornate trascorse in campo e di rendere il calendario meno gravoso.

Il tema riguarda anche il sistema degli appuntamenti obbligatori. Per i giocatori, la possibilità di saltare alcuni tornei senza subire conseguenze eccessive in termini di punti o premi potrebbe contribuire a una gestione più equilibrata della stagione.

Verso gli US Open

Con l’avvicinarsi degli US Open, il problema della gestione delle energie torna quindi al centro dell’attenzione. Dopo una stagione nella quale Zverev ha conquistato il Roland Garros e raggiunto la finale di Wimbledon, il tedesco appare consapevole della necessità di selezionare sempre più attentamente i propri obiettivi.

La sua riflessione mette in evidenza una questione che coinvolge l’intero circuito: trovare un equilibrio tra la necessità di offrire un calendario ricco di grandi eventi e quella di preservare la salute e la competitività dei migliori giocatori.

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