Francesco Guccini: 12 brani per ricordare un gigante della canzone d’autore

Da La locomotiva a Cyrano, un viaggio tra alcune delle canzoni più rappresentative di Francesco Guccini, scomparso a 86 anni dopo una carriera lunga oltre cinquant’anni.

Francesco Guccini è morto oggi 6 agosto 2026, a 86 anni, lasciando un patrimonio artistico che attraversa più di cinquant’anni di musica, parole e cultura italiana. Nato a Modena e profondamente legato a Bologna e all’Appennino tosco-emiliano, Guccini ha raccontato generazioni, luoghi, amicizie, politica, memoria e inquietudini con uno stile inconfondibile. Dopo la sua scomparsa, ripercorrere alcune delle sue canzoni più significative significa tornare dentro una produzione vastissima, fatta di brani diventati simboli della canzone d’autore italiana e di versi capaci ancora oggi di parlare al presente.

Le canzoni che hanno raccontato generazioni

Francesco Guccini ha lasciato un repertorio capace di attraversare decenni, raccontando amicizie, amori, ricordi, ideali, personaggi e luoghi con una scrittura riconoscibile. Tra i suoi brani più rappresentativi ce ne sono alcuni diventati veri punti di riferimento per il pubblico, mentre altri hanno conquistato nel tempo un culto più particolare.

Scegliere soltanto dieci canzoni, però, è quasi impossibile. Il suo repertorio è troppo ampio e ricco di storie per poter essere racchiuso facilmente in una singola playlist. E infatti, accanto ai dieci brani scelti in una precedente selezione, trovano spazio anche altre canzoni considerate tra le più belle e significative della sua produzione.

In morte di S.F.

Conosciuta anche come Canzone per un’amica, In morte di S.F. appartiene all’album d’esordio Folk Beat, n. 1. Il brano è dedicato alla memoria di Silvana Fontana, morta in un incidente stradale lungo l’Autostrada del Sole.

Per molti anni è stata legata anche ai concerti di Guccini, tanto da essere utilizzata come apertura delle sue esibizioni dal vivo fino alla fine della sua esperienza sui palchi.

La locomotiva

Tra i brani più popolari del cantautore c’è senza dubbio La locomotiva. Nella dimensione live rappresentava tradizionalmente il momento conclusivo della scaletta: quando iniziavano le sue prime parole, il pubblico sapeva che il concerto stava arrivando alla fine.

La canzone prende spunto dalla storia del macchinista anarchico Piero Rigosi che, nel 1893, dirottò un treno merci conducendolo dalla stazione di Poggio Renatico fino a Bologna.

La forza della storia e le numerose esecuzioni dal vivo hanno contribuito a renderla uno dei simboli del repertorio gucciniano.

L’avvelenata

L’avvelenata è un altro appuntamento ricorrente dei concerti, anche se Guccini non ha mai nascosto di non considerarla tra le sue canzoni preferite, arrivando più recentemente a definirla addirittura sopravvalutata.

Il brano è comunque diventato un punto fermo per gli appassionati, grazie al tono ironico, al linguaggio diretto e all’invettiva rivolta al giornalista musicale Riccardo Bertoncelli, dopo una recensione dell’album Stanze di vita quotidiana pubblicata sulla rivista Gong.

Gli amici

Proprio perché L’avvelenata non era particolarmente amata dal cantautore, durante i concerti Guccini era solito legarla a una concessione al pubblico: eseguire Gli amici, una canzone alla quale era invece profondamente affezionato.

Il brano parla del valore delle amicizie vere, anche quando sono poche. È una riflessione sulla capacità di riconoscere le persone che rimangono accanto a noi e che sono davvero pronte a condividere la vita.

Autogrill

Con Autogrill la scrittura di Guccini entra nella dimensione del possibile e del mancato. La canzone racconta qualcosa che avrebbe potuto accadere e che invece non è successo, muovendosi tra rimpianti, immaginazione e realtà.

Il brano appartiene all’album Guccini del 1983, realizzato con la partecipazione di musicisti come Flaco Biondini, Vince Tempera, Ares Tavolazzi ed Ellade Bandini.

È anche una delle canzoni che, nel tempo, hanno sviluppato un seguito particolarmente affezionato.

Signora Bovary

Negli anni Ottanta gli arrangiamenti delle canzoni di Guccini diventano progressivamente più articolati, anche grazie alla presenza di musicisti di primo piano.

Signora Bovary, title-track dell’album omonimo, rappresenta bene questo passaggio. Accanto a Biondini, Tempera, Tavolazzi e Bandini compare il sax di Antonio Marangolo.

Nello stesso disco trovano posto anche Keaton, scritto principalmente da Claudio Lolli, e Culodritto, dedicata alla figlia Teresa.

Cyrano

Nel 1996 arriva Cyrano, inserita nell’album D’amore, di morte e altre sciocchezze. Il brano si appropria del celebre personaggio creato da Edmond Rostand e lo trasporta in una realtà contemporanea.

Il testo nasce dalla collaborazione con il paroliere Beppe Dati, mentre la musica è di Giancarlo Bigazzi. La figura di Cyrano diventa così uno strumento attraverso il quale affrontare temi legati alla società e al proprio tempo.

Stagioni

Con l’album Stagioni, Guccini entra nel nuovo secolo portando con sé una scrittura malinconica e riflessiva.

La title-track contiene un omaggio a Ernesto “Che” Guevara. L’idea parte da una strofa scritta nel 1968 e rimasta per anni tra le pagine di un quaderno, fino a quando la presenza ricorrente dell’immagine del “Che” sulle magliette dei ragazzi diventa la scintilla per recuperarla e trasformarla in una nuova canzone.

Odysseus

Odysseus, contenuta in Ritratti del 2004, nasce dalla figura mitologica di Ulisse. È una delle canzoni alle quali Guccini era particolarmente legato, insieme a Gli amici e Amerigo.

L’Ulisse raccontato nel brano non parte per il semplice desiderio di avventura: viene spinto dagli eventi e dagli dei a confrontarsi con il mare e con il proprio destino. Alla fine, però, quella stessa sorte viene accettata e vissuta con entusiasmo.

L’ultima Thule

L’ultima Thule chiude l’omonimo album del 2012, che sembrava destinato a rappresentare l’ultimo capitolo discografico del cantautore.

Il brano utilizza la metafora della nave e dell’ultima destinazione per evocare la fine di un percorso. La successiva pubblicazione di Canzoni da intorto avrebbe però dimostrato che quel congedo discografico non era definitivo.

Un altro giorno è andato

Tra i brani più rappresentativi compare anche Un altro giorno è andato, pubblicato nell’album L’isola non trovata del 1971.

Il pezzo guarda al tempo che passa e alla giovinezza, con immagini capaci di trasformare la quotidianità e i giorni trascorsi in una riflessione malinconica.

Incontro

Incontro, contenuta in Radici del 1972, racconta il ritrovarsi dopo dieci anni. Al centro ci sono il tempo trascorso, le parole dette e quelle rimaste in sospeso, le cose conservate e quelle perdute.

È una storia apparentemente ordinaria che, attraverso la scrittura di Guccini, assume una dimensione più ampia e intensa.

Il vecchio e il bambino

Sempre da Radici arriva Il vecchio e il bambino, uno dei brani classici del repertorio gucciniano.

La canzone mette a confronto generazioni e memoria, attraverso il racconto di un paesaggio e di un mondo che cambia. Le successive esecuzioni contenute nei dischi dal vivo ne hanno ulteriormente rinnovato la forza.

Canzone delle osterie di fuori porta

In Canzone delle osterie di fuori porta, tratta da Stanze di vita quotidiana del 1974, ritorna uno dei temi cari a Guccini: il confronto tra ciò che si era e ciò che si è diventati.

Il ricordo della provincia, delle amicizie e di un passato ormai lontano si accompagna a un ritmo che cresce progressivamente, dando movimento alla nostalgia.

Piccola storia ignobile

Piccola storia ignobile, pubblicata in Via Paolo Fabbri 43 nel 1976, racconta una vicenda di provincia segnata da tragedie e ipocrisie.

La dimensione individuale si trasforma così in un racconto più ampio della società e dell’Italia, attraverso una storia apparentemente piccola ma capace di mettere in evidenza contraddizioni molto più grandi.

Amerigo

La title-track dell’album Amerigo del 1978 è costruita intorno alla figura di un uomo e al rapporto con l’America.

Il brano procede anche attraverso dubbi e ricordi, lasciando spazio all’incertezza su ciò che realmente è accaduto e su ciò che invece è stato immaginato o ricostruito nel tempo.

Venezia

In Venezia, contenuta in Metropolis del 1981, la città fa da sfondo a una storia nella quale emerge soprattutto la figura di Stefania.

Il racconto assume una tonalità malinconica e umida, mentre Venezia diventa contemporaneamente luogo reale e scenario della memoria.

Cencio

Cencio, dall’album Quello che non… del 1990, racconta una compagnia giovanile di provincia e uno dei suoi membri, Cencio, un ragazzo diverso dagli altri e difficile da comprendere.

La sua storia diventa però anche una riflessione sul desiderio di essere accettati, sulla ricerca di un mondo di uguali e sulla difficoltà di sentirsi parte di una comunità.

Emilia

Sempre da Quello che non… arriva Emilia, un brano che utilizza il territorio e la geografia come strumenti per raccontare un’identità.

La descrizione del paesaggio diventa così anche un modo per parlare della terra e delle persone che la abitano.

Canzoni da intorto e il ritorno alle origini

Nel percorso più recente del cantautore si inserisce Canzoni da intorto, raccolta di dodici brani provenienti dal repertorio di autori come Fausto Amodei, Enzo Jannacci, Ivan Della Mea e Giorgio Strehler.

La scelta di pubblicare il disco su vinile ha rispettato la struttura tradizionale del lato A e del lato B. Alcuni brani sono rimasti fuori proprio per i limiti imposti dalla scaletta, tra cui Il tarlo di Fausto Amodei.

Il progetto nasce dalle canzoni che Guccini era solito cantare in osteria con gli amici, recuperando quindi un repertorio legato alla sua formazione e alla sua storia musicale.

Una scrittura diventata memoria

Dalle storie personali alle vicende collettive, dalla provincia ai personaggi letterari, Guccini ha costruito negli anni un repertorio nel quale le parole hanno avuto un ruolo centrale.

Le canzoni più amate non appartengono tutte alla stessa stagione: attraversano gli anni Settanta, Ottanta, Novanta e arrivano fino al nuovo secolo. Alcune sono diventate appuntamenti rituali dei concerti, altre hanno conquistato un pubblico particolarmente affezionato nel tempo.

In questo insieme convivono quindi La locomotiva, Autogrill, Cyrano, Amerigo, Odysseus, Incontro, Gli amici e molte altre canzoni che hanno contribuito a definire l’opera di uno dei cantautori italiani più riconoscibili.

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