Mogol compie 90 anni: “Sono in pace con me stesso, con mia moglie, la mia famiglia e i miei amici. A Tenco dissi di non andare a Sanremo”

A pochi giorni dai 90 anni, Mogol ripercorre in un'intervista a Leggo una vita tra musica, grandi incontri, ricordi, famiglia e riflessioni sulla vecchiaia.

A pochi giorni dai 90 anni, che compirà il 17 agosto, Giulio Rapetti Mogol si racconta in un’intervista a Leggo. Nella sua tenuta tra i boschi di Avigliano Umbro, dove si trovano anche la chiesa, il maneggio, il centro benessere e l’accademia del Cet, l’autore continua a sfidare il tempo anche attraverso l’attività fisica: «Scusi l’attesa, ma l’acquagym è sacra: faccio venti vasche al giorno».

Una vita trascorsa a scrivere alcune delle canzoni più note della musica italiana, con 1776 brani depositati e 523 milioni di dischi venduti. Un percorso che lo ha portato a lavorare con nomi come Lucio Battisti, Mina, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Luigi Tenco e Mango.

La prevenzione e l’educazione alla salute

Mogol racconta di stare bene e di non considerare l’età un limite. Il suo approccio alla salute nasce anche dalle idee sviluppate nel libro La rinascita, dove affronta il tema della prevenzione primaria.

«Sto bene, l’età non la calcolo. Ho messo in pratica ciò che ho teorizzato nel mio libro “La rinascita”.Tutta questione di prevenzione primaria. La mia idea è portarla sui banchi di scuola».

L’obiettivo è educare i giovani alla salute e, parallelamente, avvicinarli alla musica. Mogol propone infatti di portare nelle scuole lezioni settimanali di chitarra, utilizzando strumenti pop capaci di coinvolgere gli studenti.

«Non temo neanche la morte»

A 90 anni Mogol dice di non avere paura della morte. La sua filosofia è quella di accettare il destino e proteggere la propria serenità evitando conflitti e situazioni negative.

«Niente, non temo neanche la morte. Il destino va accettato a fronte alta, altrimenti l’ansia ti toglie la serenità. Il mio abbecedario è semplice: evitare i litigi, tagliare le discussioni sgradevoli e allontanare chiunque mini la nostra tranquillità».

Anche rispetto ai rapporti del passato, spiega di sentirsi in pace: «Non ho cicatrici da rimarginare né negatività da cui difendermi. Sono in pace con me stesso, con mia moglie, la mia famiglia e i miei amici».

L’infanzia durante la guerra

Nel ripercorrere i ricordi più lontani, Mogol torna alla propria infanzia e a un bambino che definisce iperattivo e facilmente distraibile.

«Ero un bambino iperattivo, mi distraeva tutto e seguire la maestra era un’impresa. Bastava una farfalla o le calze di qualcuno per girarmi dall’altra parte (ride). Ero convinto di essere meno intelligente dei miei coetanei, e mi ripetevo: “Farò quel che posso, chissà se combinerò qualcosa”».

Il ricordo della guerra è invece legato alle privazioni e alla scarsità di cibo. Tra le immagini più significative c’è quella della madre che, con la fine del conflitto, poteva finalmente servire carne ogni giorno.

«Un’infanzia scandita da pericoli e privazioni. A quei tempi la carne a tavola era un miraggio: ecco perché il mio primo ricordo della pace è mia madre che me la serviva tutti i giorni. Oggi, sapendo del colesterolo, penso: non era mica un toccasana!».

Dai genitori dice di avere ricevuto soprattutto un insegnamento: «L’onestà. I soldi servono per vivere e fare del bene, non per accumularli. Quando andiamo via, mica ce li portiamo dietro».

Gli inizi e il rapporto con la musica

Nonostante il padre Mariano fosse dirigente alla Ricordi, Mogol racconta di avere costruito il proprio percorso partendo dalla gavetta e traducendo inizialmente brani dall’inglese.

Tra i lavori più ricordati c’è la versione italiana di Space Oddity di David Bowie, diventata nel 1969 Ragazzo solo, ragazza sola. Bowie, secondo il racconto di Mogol, apprezzò talmente il risultato da volerla cantare personalmente in italiano.

«Gli piacque a tal punto che volle cantarla lui stesso, in italiano. Un trionfo».

Il ricordo di Luigi Tenco e quel Sanremo del 1967

Tra i passaggi più intensi dell’intervista a Leggo c’è il ricordo di Luigi Tenco e del Festival di Sanremo del 1967.

Mogol racconta di aver cercato di convincere l’amico a non partecipare alla manifestazione, temendo che potesse andare incontro a una delusione. Durante il viaggio in automobile da Milano a Roma, alla vigilia del Festival, i due si fermarono a dormire in una pensione.

«Tu scrivi grandi canzoni, ma lascia perdere, non andare, non sei un tipo da Sanremo, non ti capiranno».

Tenco partecipò comunque con Ciao amore, ciao, cantata insieme a Dalida, ma il brano venne eliminato. Il suo corpo fu trovato senza vita poco dopo.

Battisti, un sodalizio che ha segnato la musica italiana

Parlando di Lucio Battisti, Mogol riconosce quanto il loro sodalizio abbia segnato la sua carriera.

«Con Lucio ho firmato il grosso dei successi, l’automatismo è inevitabile. È stato un grandissimo musicista e compositore».

Mogol ricorda anche la rapidità con cui scriveva i testi e respinge l’idea che la scrittura di canzoni sia una capacità riservata a pochi: secondo lui è un mestiere che può essere imparato e perfezionato.

È proprio questo uno degli obiettivi del Cet, dove nel corso degli anni si sono formati diversi autori poi affermatisi nel mondo della musica.

Da Cheope a Mango: gli affetti e le collaborazioni

Tra gli allievi e gli autori legati al suo percorso c’è anche il figlio Alfredo, conosciuto artisticamente come Cheope, autore per artisti come Laura Pausini, Mina ed Elisa. Mogol spiega di non essere più una figura a cui il figlio debba chiedere consiglio, vista l’esperienza ormai maturata.

«Ovviamente. Alfredo fin da piccolo aveva il chiodo fisso dell’arte: voleva fare l’autore e il pittore. È riuscito in entrambe le cose».

Il ricordo di Mango è invece accompagnato da una particolare emozione. Mogol lo descrive come un amico e un artista che, secondo lui, avrebbe potuto diventare uno dei più grandi cantanti al mondo se fosse arrivato in America.

Racconta poi un episodio avvenuto dopo la morte di Mango, mentre era in automobile con il figlio Francesco.

«Ero in macchina con Francesco, mio figlio più piccolo. Ascoltavamo le sue canzoni e in un cielo azzurrissimo è spuntato un arcobaleno da non credere ai propri occhi. Il tempo di arrivare a Civitavecchia e ci ha raggiunto la notizia della sua morte. Un prete mi ha spiegato che è stato il suo modo di dirmi addio. Un’emozione fortissima».

Mina, Celentano e l’amore per Daniela

Mogol racconta di non sentire da tempo Mina e Adriano Celentano, pur mantenendo un legame particolare con quest’ultimo.

«È da un po’ che non ci sentiamo. Adriano resta un amico carissimo. Del resto sua è la voce di una delle canzoni che amo di più, “Dormi amore”, scritta per mia moglie».

Sua moglie Daniela è più giovane di lui di oltre trent’anni. Alla domanda su come sia riuscito a conquistarla, Mogol risponde senza parlare di strategie.

«Nessuna tattica, ci siamo voluti bene all’istante. Ma per lei ho tirato fuori due pezzi come “Proibito” e “Per averti”».

Il rimpianto di un figlio con Daniela

Mogol ha quattro figli: Alfredo, Francesco, Mario e Carolina. Nell’intervista ammette però un rimpianto legato alla sua famiglia e alla possibilità di avere avuto un altro figlio con Daniela.

«Sì, resta un rimpianto. Ma ero decisamente troppo avanti con l’età».

Oggi vive anche il ruolo di nonno e racconta di non essere particolarmente severo con la terza generazione.

«I nonni severi non esistono e io non faccio eccezione. Ci metto la mia presenza e qualche buon consiglio».

Sanremo non è ancora un capitolo chiuso

Dopo quattro vittorie al Festival di Sanremo e un premio alla carriera, Mogol non esclude un possibile ritorno alla manifestazione.

«E perché no? Quest’anno però il pezzo lo presenta mio figlio».

Non si tratta però di Cheope, ma di Francesco. Mogol rivela che il figlio presenterà una canzone che, secondo lui, merita di essere ascoltata, anche se bisognerà vedere se il progetto andrà in porto.

La gratitudine e gli ultimi bilanci

Guardando alle tante carriere che ha accompagnato, Mogol non sembra interessato a stilare una lista di persone riconoscenti o meno.

«Gianni Morandi sbandiera la sua gratitudine ovunque, e non è certo l’unico. Gli ingrati? Pazienza, non me ne curo. Soprattutto a questa età».

A pochi giorni dai 90 anni, il bilancio personale arriva quindi al di là dei numeri, dei dischi, dei libri e degli anni trascorsi nella Nazionale Cantanti.

Alla domanda su chi sia davvero Giulio Rapetti Mogol, una volta messi da parte i successi professionali, risponde con una definizione semplice:

«Ho avuto tanto dalla vita: sono un uomo fortunato e, soprattutto, una persona perbene».

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