Durante il Festival del Cinema Italiano, nella cornice del lago Trasimeno, Aurora Ruffino ha presentato il suo primo romanzo, Volevo salvare i colori. L’attrice, conosciuta anche per il ruolo di Cris in Braccialetti rossi, racconta la storia di Vanessa, una giovane donna segnata dalla perdita della madre e impegnata in un percorso di dolore e rinascita.
La vicenda non è autobiografica, ma nasce da un’esperienza che Ruffino conosce profondamente: aveva infatti cinque anni quando è morta sua madre. In un’intervista a Leggo, l’attrice racconta il rapporto con quella perdita e il modo in cui ha imparato ad affrontarla.
“Si vive anche per le persone che non ci sono più”
Parlando del percorso della protagonista, Aurora Ruffino spiega:
«È un viaggio simile, perché il dolore e la sofferenza devono essere attraversati, non negati. La prima fase è il dolore: bisogna soffrire e permettersi di vivere pienamente quello che si prova. Dopo, però, può aprirsi una nuova porta, quella dell’accettazione. Quando una perdita non viene accettata, la fase del dolore rischia di continuare per sempre. Per trasformare quella sofferenza bisogna arrivare ad accettarla profondamente. Solo allora quel dolore, che è comunque una forma di energia, può diventare una nuova fonte d’amore, di creatività e di vita. Si può arrivare ad apprezzare l’esistenza in un modo diverso, più profondo e più semplice. Si vive anche per le persone che non ci sono più. È il dono che la sofferenza può lasciare quando si riesce a trasformarla».
Il silenzio come spazio per stare con sé
A sostenerla nel percorso, racconta, è stato anche il dialogo interiore:
«Mi ha aiutata il mio costante dialogo interiore. Cerco continuamente di domandarmi come sto e di trovare la verità di quello che provo in quel preciso momento. Ho imparato anche a stare con me stessa, a vivere grandi momenti di solitudine senza distrazioni e ad abitare il silenzio. È un silenzio che fa emergere il dolore, ma, se si riesce a restarci dentro, permette poi di accedere alle fasi successive. È come se tutto il rumore intorno si spegnesse e finalmente si riuscisse ad andare in profondità».
Una madre che manca in ogni momento
L’assenza della madre, spiega Ruffino, resta presente nelle diverse fasi della vita:
«In tutti. Ogni figlio desidera avere il proprio genitore accanto nei momenti importanti, quando va a scuola, quando cresce o quando raggiunge un traguardo. Io non mi sono ancora sposata, ma quando accadrà è ovvio che penserò a lei. È il desiderio di avere quella presenza accanto in ogni fase della vita».
Dalla recitazione alla scrittura
Dal successo di Braccialetti rossi alle produzioni internazionali come I Medici, l’attrice guarda oggi al proprio percorso con gratitudine, ma anche con nuovi desideri:
«Sono stata fortunata, perché finora ho avuto la possibilità di partecipare a progetti, serie e film molto belli. È stata una grande fortuna anche perché, attraverso i personaggi, ho potuto esprimere tante emozioni che portavo dentro. Adesso, però, mi trovo in una fase diversa. Essendo cambiata e trasformata, sono cambiati anche i miei desideri. Prima ero concentrata esclusivamente sulla recitazione, mentre oggi si sono aperte nuove sfumature dell’arte e nuove forme di espressione che desidero coltivare, dalla scrittura alla comunicazione».
“Volevo salvare i colori”
Il titolo del romanzo nasce da un gioco dell’infanzia legato proprio alla paura della perdita:
«Nasce da una vera e propria ossessione che avevo da bambina. Facevo un gioco con me stessa: coloravo il cielo e il prato e mi davo dieci secondi per riuscire a completare il disegno. Se fossi riuscita a finire in tempo, avrei salvato quel colore dalla morte. Era un gioco molto importante per me, il mio modo creativo di bambina di fare i conti con un dolore troppo grande. Mi illudevo di poter salvare la situazione, perché da piccoli si crede di poter fare qualsiasi cosa».
E oggi, alla domanda su quale colore vorrebbe salvare, risponde:
«In realtà non c’è un colore preciso.
Crescendo ho capito che i colori devono essere inclusi tutti. Forse proprio il nero è quello che racchiude ogni sfumatura. Non bisogna salvare un colore rispetto a un altro. La vera sfida è riuscire ad abbracciare tutto ciò che esiste, anche le parti più dolorose e più oscure».
Il consiglio alla giovane Aurora
Guardando alla ragazza che muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo, Ruffino lascia un messaggio semplice:
«Le direi di fare tutto quello che sentirà di voler fare, perché ogni esperienza, nel bene e nel male, la porterà a scoprire sé stessa».
La presentazione del romanzo rappresenta così anche un nuovo capitolo per l’attrice, oggi interessata a esplorare, oltre alla recitazione, la scrittura, la comunicazione e il rapporto diretto con il pubblico.