In occasione del Festival di Cannes 2026, arriva il cast del nuovo film Amarga Navidad, presentato in concorso e nelle sale nei giorni successivi. Tra le protagoniste anche Rossy de Palma, storica musa di Pedro Almodóvar, che in un’intervista a Gloria Satta per Il Messaggero riflette sul suo percorso artistico e personale.
Il legame con Almodóvar e la libertà artistica
Parlando del suo rapporto con il regista, Rossy de Palma sottolinea la centralità del loro sodalizio artistico e la libertà che ne è derivata. Alla domanda sul suo ruolo ricorrente nei film di Almodóvar, risponde:
«No, perché sono un’artista fluida. Non c’è solo il cinema nella mia vita: mi esprimo attraverso l’arte, il teatro, la scrittura, la musica. A guidarmi è la ricerca del bello».
Il cinema come rifugio e la visione di Almodóvar
L’attrice riflette anche sull’evoluzione del regista, oggi 76enne, evidenziando la continuità della sua visione artistica. Parlando del suo modo di fare cinema, afferma:
«Si è evoluto, come tutti, e già in Dolor y Gloria aveva raccontato i suoi malesseri. Ma su un punto è quello di sempre: il cinema rimane il suo rifugio, la sua religione. Si sente vivo solo quando scrive un copione o sta sul set. Ed è bellissimo: oggi che la realtà ci sembra fantascientifica, c’è bisogno più che mai di credere nel cinema che, paradossalmente, dice la verità».
“Amarga Navidad” e il coraggio del racconto personale
Parlando del nuovo film presentato a Cannes, l’attrice evidenzia soprattutto la sincerità del progetto e la scelta narrativa del regista.
«L’onestà e il coraggio del regista nel parlare di sé senza filtri. C’è un personaggio maschile che fa lo strip-tease, ma è Pedro stesso a mettersi a nudo».
Il senso della femminilità secondo Almodóvar
Un passaggio dell’intervista è dedicato al modo in cui il regista racconta le donne nei suoi film e alla sua sensibilità nel rappresentarle.
«È stato cresciuto dalle donne, a cominciare da sua madre che gli ha insegnato a raccontare la vita rendendola più interessante di quanto non sia nella realtà. Pedro ha dato la libertà a tutte noi, ci ha spinte ad essere quello che vogliamo senza provare sensi di colpa».
La riflessione sull’età e il cambiamento personale
L’attrice affronta anche il tema dell’età, raccontando con ironia e consapevolezza il suo rapporto con il tempo.
«Sono entrata in un decennio importante: la sessantina è la pubertà della vecchiaia. Dopo esserti preoccupata innanzitutto degli altri, in questa fase della vita impari a mettere in primo piano te stessa».
Cinema, carriera e libertà personale
Ripercorrendo la sua carriera, Rossy de Palma rifiuta l’idea di una costruzione strategica del successo, privilegiando invece l’esperienza vissuta.
«Ma io non ho mai pensato in termini di carriera o di strategie. Mi sono preoccupata di vivere. Pure quando ho fatto dei brutti film in Italia».
Il ricordo dell’Italia e degli anni a Roma
L’attrice parla con affetto del periodo trascorso in Italia, tra lavoro e vita quotidiana, senza rinunciare a una nota di ironia sui film interpretati.
«Nessun bisogno di ricordarli (indiziate sono alcune commediole degli anni ’90, ndr) ma chi se ne frega. Ho abitato a Roma, ammirato il Foro Romano, dato da mangiare ai gatti come faceva Anna Magnani, conosciuto persone che avevano lavorato con Fellini…che felicità. Se un film è brutto pazienza, la vita è magnifica».
Progetti futuri e sguardo al lavoro
Guardando avanti, l’attrice anticipa nuovi impegni artistici che spaziano tra arte e cinema.
«Una nuova mostra d’arte e il remake del film di Carlos Saura La caccia, ma tutto interpretato da donne».
Il ruolo delle donne nel cinema
Infine, Rossy de Palma esprime una posizione netta sul tema della presenza femminile nell’industria cinematografica.
«Mi sono stufata di sentir reclamare lo spazio. Bisogna prenderlo senza troppe chiacchiere. Io non ho mai chiesto il permesso. E dopo, semmai, ho chiesto scusa».