Prima semifinale Eurovision 2026, ecco chi va in finale

La prima semifinale di Eurovision 2026 è stata segnata dalle polemiche sulla partecipazione di Israele, dal boicottaggio di alcuni Paesi e dal debutto del nuovo sistema di voto pensato per limitare le influenze politiche. Intanto sono stati scelti i primi dieci finalisti che accederanno alla serata conclusiva del 16 maggio.

La 70ª edizione di Eurovision Song Contest si è aperta in un clima particolarmente teso, tra polemiche politiche, modifiche al sistema di voto e il boicottaggio annunciato da cinque Paesi. La prima semifinale del concorso, andata in scena iieri sera, ha così assunto un significato che va ben oltre la semplice gara musicale, diventando un banco di prova per il futuro del festival europeo.

Il nuovo sistema di voto per limitare le polemiche

Per cercare di ridurre il rischio di manipolazioni e campagne di voto coordinate, l’Unione Europea di Radiodiffusione ha introdotto importanti cambiamenti nel regolamento. La novità principale riguarda il televoto, il cui peso è stato dimezzato rispetto alle ultime edizioni.

Ogni spettatore può esprimere fino a dieci preferenze tramite telefono cellulare, ma i voti popolari vengono ora bilanciati in maniera più significativa da quelli delle giurie professionali. Dopo tre anni di assenza nelle semifinali, infatti, le giurie sono tornate protagoniste già dalla prima fase del concorso.

L’organizzazione ha inoltre ampliato la composizione delle giurie, includendo profili più diversificati e professionisti più giovani all’interno delle delegazioni nazionali. Una scelta pensata per garantire maggiore equilibrio e trasparenza nelle votazioni.

Israele al centro della tensione

L’edizione 2026 era particolarmente attesa per la controversa partecipazione di Israele, rappresentato da Noam Bettan. Negli ultimi mesi diverse emittenti europee avevano espresso dubbi sulla presenza del Paese nella competizione e cinque nazioni hanno deciso di boicottare l’evento.

La tensione si è fatta sentire anche durante la diretta televisiva della prima semifinale. Secondo quanto riportato dagli organizzatori, due persone sono state fermate durante l’esibizione di Israele, episodio che ha ulteriormente alimentato il clima di divisione attorno al concorso.

Nonostante le polemiche, la performance di Noam Bettan è riuscita a conquistare abbastanza voti per ottenere un posto nella finalissima del 16 maggio.

I dieci Paesi qualificati alla finale

Al termine delle quindici esibizioni della prima semifinale, Eurovision 2026 ha ufficializzato i primi dieci finalisti che si contenderanno la vittoria nell’ultimo appuntamento del festival.

A conquistare la qualificazione sono stati Grecia, Finlandia, Belgio, Svezia, Moldavia, Israele, Serbia, Croazia, Lituania e Polonia. Alcuni risultati erano considerati prevedibili dagli esperti, soprattutto per quanto riguarda Svezia e Finlandia, da sempre tra i Paesi più competitivi nella manifestazione.

Per altre delegazioni, invece, il passaggio del turno rappresenta una vera sorpresa, soprattutto alla luce del nuovo sistema di voto che ha cambiato sensibilmente gli equilibri rispetto alle precedenti edizioni.

Cinque eliminazioni eccellenti

Non tutte le delegazioni sono riuscite a superare il primo ostacolo del festival. Restano fuori dalla finale Portogallo, Georgia, Montenegro, Estonia e San Marino, che non hanno raccolto abbastanza preferenze tra pubblico e giurie.

Alcune eliminazioni hanno sorpreso gli appassionati del contest, soprattutto quella dell’Estonia, considerata tra le possibili outsider della competizione.

Una semifinale osservata speciale

La prima semifinale di Eurovision 2026 era osservata con particolare attenzione anche per capire gli effetti concreti del boicottaggio spagnolo e delle nuove regole introdotte dall’EBU. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di restituire credibilità al concorso dopo le forti critiche ricevute nelle ultime edizioni, spesso accusate di essere influenzate più dalla geopolitica che dalla musica.

La finale del prossimo 16 maggio sarà quindi decisiva non solo per decretare il vincitore del festival, ma anche per valutare se il nuovo sistema riuscirà davvero a ridurre le tensioni che da tempo accompagnano Eurovision.

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