La 24ª edizione della Milano Marathon 2026 ha visto trionfare i grandi nomi del panorama internazionale, con il successo di Vitalis Kibiwott tra gli uomini e Yeshi Kalayu Chekole tra le donne. In questo contesto di altissimo livello, spicca anche la prova dell’azzurro Xavier Chevrier, capace di chiudere tra i primi dieci con un tempo di 2h11:50, confermando la sua crescita sulla distanza.
Chevrier, emozioni all’arrivo: “Una forza pazzesca negli ultimi chilometri”
Subito dopo l’arrivo, Chevrier si è fermato ai microfoni di Radio Kiss Kiss, official radio della Milano Marathon 2026, per raccontare le sue sensazioni. A rompere il ghiaccio è stato Paolo Franceschini, che gli ha chiesto come si sentisse dopo la gara.
«Mi sento un po’ stanco, però dagli ultimi chilometri ha avuto una forza pazzesca, poi sognavo di arrivare qua davanti. Un mese fa a Barcellona mi sono fermato al 26esimo e ho detto ‘ma, chissà se tutto questo viaggio fa per me’. E poi in realtà, ho avuto delle belle vibrazioni quest’ultimo mese, ho prolungato la mia stagione su strada, io arrivo dalla montagna, quindi, per me è tutta roba nuova».
Il sostegno di amici e famiglia lungo il percorso
Nel racconto di Chevrier emerge anche il valore del supporto ricevuto lungo la gara. «È qualcosa di impagabile, ci sono anche i miei bambini da qualche parte e tanti amici», ha detto, sottolineando il calore del pubblico.
Alla domanda sull’abbraccio visto subito dopo l’arrivo, ha chiarito: «Era Clelia Zola, una grande allenatrice e amica, presidente Fidal Piemonte. È stato bello sentirla, così come tutti gli incitamenti. Tanti facevano il tifo in francese, per via del cognome».
Una gara gestita con lucidità
Colpisce la lucidità dell’atleta nonostante lo sforzo. Franceschini lo sottolinea, evidenziando la qualità della prestazione.
«Comunque sai che cos’è favoloso? Che hai appena fatto una maratona in 2 ore e 11 minuti e ti vedo lucidissimo e in forma».
La risposta di Chevrier racconta una strategia precisa e una gara costruita chilometro dopo chilometro:
«No ma volevo finirla così, con un bel ricordo. Poi sono sicuro che si può fare meglio, si può arrivare più stanchi, ma oggi devo ringraziare mio pacer, il mitico Emil dal Burundi che mi ha aiutato fino al trentesimo, Comunque è importante perché poi gli ultimi 12 minuti ero da solo. Per fortuna i ragazzi del Kenya ‘saltavano per aria’, allora pian piano erano i miei punti di riferimento, però dai. È stata la domenica che volevo e quindi questa è la cosa più bella».
Un risultato che guarda al futuro
La prestazione milanese rappresenta un passaggio importante nella carriera di Chevrier, che continua a crescere anche nella maratona. Tra fatica, consapevolezza e nuove ambizioni, il suo racconto restituisce l’immagine di un atleta in evoluzione, già proiettato verso nuovi traguardi dopo una giornata che difficilmente dimenticherà.

