Gianni Morandi: “A 81 anni riempio i palasport, a 36 pensavo di smettere”

Il cantante racconta la sua carriera, dalle difficoltà giovanili al successo attuale, e riflette sul ruolo dei social media.

Gianni Morandi, simbolo di una musica che ha attraversato decenni, si prepara a un nuovo capitolo della sua lunga carriera. Il “C’era un ragazzo – Gianni Morandi Story”, che prende il via il 15 aprile 2026, non è solo un tour, ma una celebrazione dei 60 anni di carriera, segnati dalla sua celebre canzone “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. A 81 anni, il cantante continua a incantare le folle, con i palasport quasi tutti sold out, un segno del suo indiscusso fascino che non sembra svanire nel tempo.

Un’energia senza età

Morandi racconta con una genuina sorpresa la sua incredibile forma fisica che gli consente di affrontare un tour tanto impegnativo. Nonostante l’età, il cantante non ha intenzione di fermarsi: “Faccio 7-8 giri di pista al giorno, minimo, e poi vado in palestra. È importante per stare sul palco, anche alla mia età”, ammette. Un’attitudine che lo rende simile a un atleta, preparandosi con meticolosità per offrire il meglio ai suoi fan.

Il ritorno a Sanremo e l’amicizia con Jovanotti

Il legame con Lorenzo “Jovanotti” Cherubini è uno dei temi centrali della sua carriera negli ultimi anni. Dopo una serie di successi insieme, tra cui “Apri tutte le porte” e “Evviva!”, la collaborazione continua con il singolo “Monghidoro”, una traccia che ricorda la sua giovinezza e che prende ispirazione dalla sua terra d’origine, un omaggio al giovane Gianni con sogni da cantautore. “Non volevo scrivere una canzone struggente, tipo My Way… ma qualcosa di dinamico in stile Blues Brothers”, rivela Jovanotti, che considera Morandi un artista capace di sorprendere, anche se ormai sessantenne. Un soprannome curioso che Lucio Dalla gli aveva dato, “Lo Psyco di Monghidoro”, trova una conferma nella sua continua capacità di stupire.

Le origini e le difficoltà superate

Morandi non dimentica mai le sue origini modeste. Il primo provino, l’estate a Riccione e la sua prima volta al mare, sono ricordi che lo accompagnano come momenti formativi. Con il sorriso, racconta di quando ricevette da suo padre 500 lire per un’intera estate e le prime mance guadagnate cantando per i turisti. Anche quando la carriera sembrava in calo, come negli anni ’80, la sua dedizione non venne mai meno. Decise persino di iscriversi al conservatorio per studiare contrabbasso, un’esperienza che definisce “fantastica” perché, sebbene il successo fosse svanito, riuscì a dedicarsi alla famiglia e a riscoprire il piacere dell’apprendimento.

Il periodo buio e la rinascita

Tuttavia, la carriera di Morandi non è stata priva di momenti difficili. Il ricordo del 1971, quando durante un concerto al Velodromo Vigorelli di Milano, fu preso di mira dal pubblico, rimane uno dei punti più bassi della sua vita. “Quando ho cantato io… un boato, ma alla rovescia. ‘Vai via!’, pomodori, lattine… sono scappato”, racconta. Ma è proprio da quegli episodi che ha imparato a rialzarsi, pronto a riprendersi dalla delusione.

Canzonissima e la televisione che cambia

Un’altra pietra miliare della carriera di Morandi è la partecipazione a Canzonissima, il programma che negli anni ’60 rappresentava l’apice della musica leggera italiana. “Ne ho fatte sei”, ricorda con orgoglio, aggiungendo che, all’epoca, Canzonissima era più importante di Sanremo. La vittoria nel 1969 lo portò all’Eurofestival, ma il ricordo più grande di quell’epoca rimane il fascino di un’industria musicale e televisiva che oggi sembra distante. “Era un’altra Canzonissima”, sottolinea con un sorriso.

Il ricordo di Lucio Dalla e il legame con Celentano

I ricordi più emozionanti, però, sono quelli che riguardano Lucio Dalla, l’amico fraterno con cui ha condiviso un legame indissolubile. “Era difficile stargli vicino, troppo bravo”, dice Morandi con commozione. L’ultima telefonata che ricevette, per comunicargli la morte di Dalla, lo segnò profondamente. E quando si parla di Adriano Celentano, Morandi non nasconde la sua stima: “Sono il suo fan numero uno. Magari tornasse. È come dire, magari tornasse Mina”.

Il futuro della musica italiana e Sanremo

Guardando al futuro, Morandi non ha alcuna intenzione di fare un ritorno a Sanremo, pur scherzando sul tema. “Ho già dato ragazzi, Sanremo basta”, ammette. Tuttavia, le porte del suo tour sono sempre aperte per eventuali ospiti, tra cui suo figlio Pietro. “Sarebbe bello cantare insieme. Vediamo se viene a Milano”, dice con affetto, aggiungendo che Jovanotti potrebbe sorprendere il pubblico, come ha fatto altre volte.

Un tour che celebra un’epoca

Il C’era un ragazzo Tour 2026 non è solo un viaggio nel tempo, ma un tributo a una carriera che ha scritto la storia della musica italiana. Con tappa in città come Milano, Torino, Roma e Firenze, Gianni Morandi dimostra che l’eterno ragazzo ha ancora molto da offrire.

magazine Attualità