A Cuba il ritorno alla normalità procede con grande lentezza dopo il nuovo collasso totale del sistema elettrico nazionale avvenuto lunedì. A più di ventiquattro ore dall’interruzione, gran parte dell’isola resta ancora al buio e il ripristino della corrente avanza a piccoli passi in un Paese già duramente colpito da una crisi economica cronica e da gravi difficoltà nel settore energetico.
Le autorità hanno cercato di rassicurare la popolazione con messaggi di fiducia, ma la situazione rimane complessa e la ripartenza del sistema richiede tempo. Nel frattempo la vita quotidiana continua a essere segnata da blackout, disagi e crescente tensione sociale.
Cause del blackout ancora da chiarire
Il Ministero dell’Energia e delle Miniere non ha ancora individuato con precisione le cause della “disconnessione totale” del Sistema Elettroenergetico Nazionale. Il blackout ha provocato un arresto completo della rete, costringendo tecnici e operatori a un difficile lavoro di riattivazione.
Il sistema elettrico cubano è organizzato come una rete composta da diverse “isole di generazione” interconnesse tra loro. Proprio questa struttura rende particolarmente complesso il riavvio dopo un collasso totale. Riportare l’intero sistema alla piena operatività può richiedere diversi giorni.
Solo poche centrali operative
Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dalle autorità martedì mattina, solo tre delle sedici unità termoelettiche del Paese risultano attualmente in funzione. Queste centrali rappresentano circa il 40% della capacità di generazione elettrica nazionale.
Le tre unità operative producono circa 685 megawatt, una quantità molto inferiore rispetto alla domanda media dell’isola, che supera abitualmente i 3.000 megawatt. Nella capitale L’Avana circa il 45% degli utenti ha già riottenuto l’accesso alla corrente, mentre in molte altre zone del Paese i blackout continuano.
Un sistema energetico fragile
Il ripetersi dei blackout non è una novità per Cuba. Negli ultimi diciotto mesi il Paese ha già affrontato diversi collassi del sistema elettrico. Alla base della crisi energetica ci sono diversi fattori, tra cui l’obsolescenza delle centrali termoeletriche costruite in epoca sovietica, che costituiscono ancora oggi la spina dorsale della produzione energetica dell’isola.
Per mantenere operative queste infrastrutture è necessario un costante approvvigionamento di petrolio, risorsa che Cuba ha storicamente ottenuto grazie al sostegno di Paesi alleati. Durante la Guerra fredda il principale fornitore era l’Unione Sovietica. Dopo il suo crollo, questo ruolo è stato assunto dal Venezuela, mentre negli ultimi anni anche il Messico ha contribuito a colmare parte del fabbisogno energetico dell’isola.
Rete elettrica riattivata ma non ancora stabile
Secondo quanto comunicato dalle autorità durante un intervento televisivo, il sistema elettrico è stato ricollegato dal punto più occidentale del Paese, nella provincia di Pinar del Río, fino alla provincia orientale di Holguín. Questo collegamento lungo quasi 900 chilometri non significa però che l’intera rete stia già fornendo energia in modo stabile: indica soltanto che le varie aree non sono più isolate tra loro.
Parallelamente il governo ha sottolineato lo sforzo dei tecnici e dei lavoratori impegnati nelle operazioni di ripristino, evidenziando le difficoltà operative affrontate in queste ore.
Cresce il malcontento tra la popolazione
Nonostante i messaggi ufficiali, tra i cittadini cresce la frustrazione. In molte zone dell’isola i blackout si sommano ad altri problemi quotidiani, come la mancanza di acqua o le difficoltà nel garantire servizi essenziali.
Alcuni residenti raccontano di essere rimasti senza corrente per oltre un giorno già prima del collasso generale, una situazione che rende ancora più pesante l’impatto del nuovo blackout. Le difficoltà hanno anche alimentato proteste spontanee in alcune aree urbane.
Un momento particolarmente delicato per il Paese
Il nuovo collasso energetico arriva in un momento già molto delicato per Cuba. Negli ultimi anni l’isola ha dovuto affrontare eventi estremi e crisi ripetute: uragani, terremoti e diversi blackout totali.
La situazione pesa anche sul piano politico e simbolico, perché il 2026 avrebbe dovuto essere l’anno delle celebrazioni per il centenario della nascita di Fidel Castro. Le difficoltà economiche e le continue emergenze energetiche rischiano però di oscurare qualsiasi grande commemorazione programmata dalle autorità.
