Nelle prime tappe del suo tour mondiale, Eros Ramazzotti ha raccontato il momento che sta vivendo e il significato della sua musica in un’intervista a Leggo. Il cantante romano è impegnato con “Una storia importante tour”, una tournée da 71 date in 30 Paesi che lo sta portando in tutto il mondo.
Una delle tappe più suggestive è stata quella alla Royal Arena di Copenaghen, davanti a oltre 12mila spettatori provenienti da diversi Paesi. Un pubblico in gran parte straniero che, però, ha cantato in italiano dall’inizio alla fine.
Il rapporto con il pubblico
Durante il concerto l’artista si avvicina spesso ai fan, stringe mani e canta in mezzo alla folla, trasformando l’arena in uno spazio intimo.
Parlando dell’energia del pubblico, ha raccontato: «È sempre incredibile.
La gente ti abbraccia, canta, vive la serata con te. Alla fine il concerto è proprio questo: due ore in cui ci si stacca dalla realtà».
Cantare d’amore in tempi difficili
Il tour arriva in un momento storico segnato da tensioni e conflitti internazionali. Proprio per questo, secondo Ramazzotti, la musica può rappresentare un momento di pausa e riflessione.
«L’effetto è proprio questo distacco dalla realtà. La gente vorrebbe una vita normale, serena, senza due, tre pazzi di capi di stato che buttano bombe come se fossero caramelle».
Per il cantante, la musica rimane uno dei linguaggi più universali.
«La musica è una delle cose che unisce di più le persone. La politica non ha mai unito più che altro, ha sempre distinto le persone. La musica lo fa anche, ma comunque la musica può piacere o non piacere, ma resta qualcosa che tutti possono ascoltare».
Il messaggio di pace sul palco
Durante i concerti compare anche il simbolo della pace, presente perfino sugli strumenti della band. Un dettaglio che per l’artista ha un significato preciso.
«Io sono un essere umano e dico la mia. E non perché sono di destra o di sinistra o di chissà cosa. Lo dico perché stanno morendo persone, bambini. Si parla di genocidio, di guerra. Sta succedendo quasi una terza guerra mondiale. E a momenti non si può dire nemmeno “viva la pace”?».
E ancora: «Sì, un messaggio necessario. È già da un po’, dalle prime date, dalle prime cose che facevamo».
La sorpresa con Max Pezzali
Uno dei momenti più emozionanti della serata di Copenaghen è stato l’arrivo a sorpresa di Max Pezzali sul palco. Insieme hanno presentato per la prima volta dal vivo il brano “Come nei film”.
Ramazzotti ha spiegato il senso di questa collaborazione: «Ho voluto cucire il passato con il presente. Max è uno che ha raccontato una generazione. La canzone parla di una storia d’amore che guardi indietro dopo anni e pensi: accidenti, siamo riusciti a portarla avanti davvero».
Scrivere canzoni oggi
Secondo il cantante, oggi è più difficile creare brani capaci di lasciare un segno nel tempo.
«Assolutamente sì. I tempi sono cambiati. Anche se scrivi una bella canzone oggi non avrà la stessa forza di trent’anni fa. Però vale sempre la pena scriverla».
Il commento su Sanremo
Nel corso dell’intervista Ramazzotti ha parlato anche dell’ultimo Festival di Sanremo e del brano vincitore interpretato da Sal Da Vinci.
«Sal Da Vinci io l’ho portato nella Nazionale Cantanti nel ’95, quindi lo conosco da tempo. Canta molto bene, anche se a calcio gioca un po’ meno bene. La canzone? L’ho sentita in alcune versioni, anche in inglese. Il pezzo non è male: è l’arrangiamento che è un po’ rétro, un po’ vintage, tipo “Se bruciasse la città”. Anche all’Eurovision non ci rappresenta molto. Ma la gente oggi sente e cerca anche questo».
Tra gli artisti in gara che lo hanno colpito cita anche Sayf, Brancale e Marco Masini, con cui scherza: «Ha fatto tanto per Fedez».
Un tour tra musica e viaggio
Il tour mondiale rappresenta per Ramazzotti un periodo intenso ma entusiasmante.
«Molto bello. Viaggiamo, suoniamo, la gente canta dappertutto. Arrivo, dormo, e il giorno dopo si riparte».
La scaletta non è stata facile da costruire: molti brani storici sono rimasti fuori.
«Sì, non è stato facile. Ho dovuto lasciare fuori almeno trenta canzoni. Però mi diverto: salgo e scendo da un palco in salita, corro da una parte all’altra su una scenografia che simboleggia lo scorpione, o ancora di più l’abbraccio».
Il sogno del disco blues
Nonostante una carriera lunghissima nel pop, Ramazzotti continua a pensare a un progetto più vicino alle sue radici musicali.
«Io facevo blues. Dico sempre di sì, ma poi non lo faccio. Il pop arriva di più. Nel tour ci sono arrangiamenti ragionati, non c’è autotune e playback. Andiamo su una musica a zero. Ed è quello che ho sempre cercato: io voglio fare musica, migliorandomi. E quando scendo dal palco, dopo un concerto, mi sento molto meglio».