Tredici Pietro, nome d’arte di Pietro Morandi, sta per salire sul palco dell’Ariston per cantare il brano “Uomo che cade”. Per il rapper bolognese si tratta dell’esordio assoluto al Festival di Sanremo, raggiunto – come ha più volte sottolineato – senza appoggiarsi al cognome del padre, Gianni Morandi.
“Io provo solamente a essere Pietro e a non essere il figlio di Gianni Morandi”, ha dichiarato a La Stampa, ribadendo di non amare le raccomandazioni e di voler dimostrare il proprio talento con le sue forze.
Reduce dal successo dell’album “Non guardare giù”, tra i più apprezzati del 2025, arriva a Sanremo con un brano scritto insieme a Dimartino (del duo Colapesce Dimartino), mentre la produzione è affidata anche a Marco Spiaggiari.
Il testo di “Uomo che cade”
L’imbarazzo che ci sarà tra noi due questa sera sarà bellissimo
Lo aspetto come l’ultima cena
Sarai bellissima ma è il minimo che aspetto da te
Sarà anche colpa del tuo aspetto
Ma di me non ho rispetto
E mi sporco
Sotto la pelle
Ho gli interni neri come una Mercedes
Tu ti sporchi
A restare con me e,
Chiusa in uno specchio,
C’è tutto il tuo riflesso e… e
Cambi forma
Alle parole
Come il fumo alle feste
Muovi tutto ciò che è attorno
Come un Dio della notte
Io per te potrei anche perdermi in un gioco di niente
Ma se ti farà male allora non pensare
Chiudimi la porta in faccia
Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa
Dimmi che hai troppe
Cose da dire
Cose da fare
Fogli bruciare
Per rimanere ferma a guardare
L’uomo che cade, l’uomo che cade
Se solo tu
Se solo sapessi che voglio soltanto che resti
Andassi via
Di questi palazzi non vedo che spenti riflessi
Dalla città (dalla città)
Che non riposa mai (che brucia ormai)
Forse sapresti chi sei
Tu sei la fine del film
La grande esplosione
La notte che conquista il giorno un nuovo colore
Sei la lama
Trafitta
E io il tuo polmone
Ma se ti farà male allora non pensare
Chiudimi la porta in faccia
Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa
Dimmi che hai troppe
Cose da dire
Cose da fare
Fogli bruciare
Per rimanere ferma a guardare
L’uomo che cade, l’uomo che cade
E faccio un’altra figuraccia
Come un bambino scivolato in una piazza
A volte siamo bravi a sparire
Per non rischiare
Di farci male
Se guardi su c’è un uomo che cade,
L’uomo che cade, un altro che cade
Se solo tu
Andassi via
Dalla città che fotte l’anima
Forse potresti sì forse puoi
Chiudermi la porta in faccia
Se rivedermi al Margine ti scioglie l’ansia
Dimmi che hai troppe cose da dire
Cose da fare
Fogli bruciare
Per rimanere ferma a guardare
L’uomo che cade, l’uomo che cade
E faccio un’altra figuraccia
Come un bambino scivolato in una piazza
A volte siamo bravi a sparire
Per non rischiare
Di farci male
Se guardi su c’è un uomo che cade,
L’uomo che cade, un altro che cade
Il significato: cadere fa parte del percorso
“Uomo che cade” è una riflessione sul valore delle prove e degli errori, che nella vita non seguono un filo logico lineare. Il titolo stesso racchiude l’immagine centrale del brano: una sequenza di uomini che cadono dall’alto, simbolo di un ciclo continuo che riguarda tutti.
Il concept riprende quello di “Non guardare giù”: non farsi frenare dalla vulnerabilità e accettare la sconfitta come parte del cammino. In un passaggio si fa riferimento alla “figuraccia”, parola che racchiude l’immagine più ingenua e fanciullesca dell’errore.
Nel ritornello canta: “Chiudimi la porta in faccia, se rivedermi piangere un po’ ti rilassa, dimmi che hai troppe cose da dire, cose da fare, fogli bruciare, per rimanere fermo a guardare”, dando voce a chi fatica a vedere davanti a sé i propri obiettivi.
Le parole del rapper: “È tutto nel percorso”
Intervistato da RaiPlay, Tredici Pietro ha spiegato: “È una canzone che parla del fatto che non esiste punto d’arrivo né punto di partenza ma esiste solo il percorso. Ed è tutto nel percorso. Non sono di certo io ad essermi inventato questa teoria ma l’ho capito sulla mia pelle”.
Ha aggiunto che la vita è tutta nel percorso e che “non ci soddisferemo mai alla fine e quindi dov’è il punto d’arrivo?”.
Anche a Tv Sorrisi e Canzoni ha chiarito che il brano parla sì di una relazione, ma in realtà riguarda tutti: chi segue i propri sogni è destinato a cadere e a farsi male, ma “va bene così”. I successi sono pochi, mentre le cadute sono parte integrante della crescita.
Durante la presentazione su Rai 1 con Carlo Conti, ha definito il pezzo un racconto della vita vissuta “nella corsa, nel cercare le cose”, ricordando come gli esseri umani abbiano il vizio di non accontentarsi e di ricadere per poi ricominciare.
Un invito a provare, invece di arrendersi
“Uomo che cade” diventa così un invito a tentare, sbagliare e rialzarsi. L’errore non è un fallimento definitivo, ma una tappa necessaria.
Sul palco dell’Ariston, Tredici Pietro porta un messaggio diretto e generazionale: meglio cadere che restare fermi, perché la vita – come suggerisce il brano – è tutta nel percorso.