U2: TUTTE LE EMOZIONI DEL MEGA CONCERTO DI ROMA

17.7.2017.u2

U2: TUTTE LE EMOZIONI DEL MEGA CONCERTO DI ROMA

 
Gli U2 salgono sul palco sobriamente, con poche luci puntate contro, i 4 strumenti, e in un’atmosfera d’attesa nei confronti degli impianti maestosi a cui ci hanno abituato. Invece il concerto tributo a The Joshua Tree comincia con una intimità a cui nessuno era abituato. Sunday Bloody Sunday, New Year’s Day, Bad e Pride. Questi i 4 brani precedenti a The Joshua Tree con cui comincia uno dei concerti più attesi dell’estate romana. Quattro brani di grande potenza, che hanno scandito la loro storia degli inizi. Poi il tributo a David Bowie e la citazione al poeta che più ha ispirato la band irlandese, quel Keats che Bono si porta dentro da quando ha cominciato a fare l’artista, ancora prima di diventare Bono Vox degli U2.

Poi finalmente i maxischermi si accendono nella notte romana, e parte la prima canzone di The Joshua Tree, forse quella più epica dell’intero capolavoro: Where The Streets Have No Name. 7 minuti di epicità, di maestosità nel suono e nella interpretazione. La band irlandese poi continua con l’intera tracklist integrale di The Joshua Tree, da With Or Without a One Tree Hill. Da Running to Stand Still a Exit. Il pubblico viene coinvolto sempre di più, e un semplice concerto di musica rock si trasforma, come sempre quando si parla degli U2, in un concpet show, dove gli odori e le luci della calda notte romana si mescolano al suono tagliente della chitarra di Edge e al gioco di riflettori e di schermi che infiammano il palco.

Il concerto è evidentemente diviso in tre parti: prima di The Joshua Tree, Joshua Tree e il dopo. Quella One, che è diventata uno dei brani più ascoltati e coverati della storia della musica. Poi il momento di relax con il sound spaziale di Beatiful Day e la potenza di Vertigo.

Come si conclude il concerto? Bono ringrazia l’Italia per l’aiuto che sta dando ai migranti di tutto il mondo. Ma non solo: gli U2 si concedono anche il lusso di fare i misteriosi. L’ultimo brano in scaletta è The little things that you leave away. Un inedito che sarà contenuto nel nuovo lavoro della band irlandese. Che dire più? Gli U2, a 30 anni dal loro capolavoro assoluto, The Joshua Tree, riescono ancora a essere gli U2 senza risultare ridondanti. Restano la band dello spettacolo, quella band di mezzo tra il rock’n’roll grezzo degli anni ’70 e la concept music a contemporanea a cui ci hanno abituati alcuni grandi gruppi come i Coldplay o i Muse. Bono Vox e soci piacciono a tutti, dai ragazzi a quelli che sono diventati grandi insieme a The Joshua Tree, e questo concerto è l’ennesima dimostrazione che non sono ancora invecchiati e che possono ancora stupire.
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